Le Miroir Des Urines
Scritto nel 1962 da Samuel Glasstone
Era un esame rapido, sensoriale (per quanto disgustoso) eppure, sorprendentemente informativo: un sapore dolce indicava un eccesso di zucchero, suggerendo la diagnosi di “diabetes mellitus”, mentre un sapore neutro veniva ricondotto al “diabetes insipidus”.
Un tempo, i medici assaggiavano… l’urina dei pazienti.
L’osservazione, mai come in questo caso “empirica”, ha radici antichissime: nelle tradizioni mediche orientali e nelle osservazioni popolari, le urine “dolci” cosparse nell’ambiente finivano con l’attirare centinaia di formiche sul luogo della minzione: un indizio che collegava sete e poliuria a un preciso disturbo interno.
In Europa la pratica venne documentata e teorizzata nei secoli: nel XVII secolo Thomas Willis parlò del sapore mielato dell’urina nei malati; nei secoli successivi la medicina passò dall’olfatto e dal gusto ai primi test chimici, quando ricercatori (per loro fortuna) divennero in grado di rilevare e misurare lo zucchero nelle urine con metodi meno… diretti.
Il metodo gustativo era semplice, ma impreciso. Oltre che (ben) poco igienico, in quanto dipendeva ovviamente dalla soglia “sensoriale” del singolo medico.
Per fortuna, con l’avvento della chimica analitica furono messe a punto prove più affidabili, che resero l’assaggio obsoleto. Nel XIX e XX secolo, infatti, la diagnosi di diabete si focalizzò su misure oggettive: test delle urine standardizzati, monitoraggio continuo della glicemia e indagini di laboratorio (senza “sommelier”).
La storia dell’assaggio dell’urina resta, tuttavia, un ingegnoso strumento empirico per trarre informazioni diagnostiche dal corpo. Se è vero che a Natale siamo tutti più buoni… ecco, oggi i medici non devono constatarlo personalmente.