La Nymphomanie
Scritto nel 1962 da Samuel Glasstone
Nel lontano 1771, un medico francese di nome Jean-Denis de Bienville pubblica un trattato destinato a creare scalpore: “La ninfomania, ovvero il furore uterino”.
L’intento dell’autore è scientifico, almeno secondo i canoni dell’epoca: descrivere, analizzare e proporre delle cure per quella che – ai tempi – veniva definita una malattia del corpo femminile, caratterizzata da un desiderio sessuale ritenuto eccessivo, patologico, fuori controllo.
A causarlo, secondo Bienville, non può essere che l’utero stesso: l’organo al centro della fertilità, e contemporaneamente sede di squilibri che potevano compromettere la ragione.
È, a tutti gli effetti, il primo testo medico che utilizza esplicitamente il termine “ninfomania”. Bienville lo descrive come un disturbo che porta le donne a vivere in preda a fantasie, agitazione, turbamento dei sensi, e perfino perdita di decoro. La sua visione, tuttavia, non nasce dal nulla: affonda le radici in secoli di credenze sulla fisiologia femminile, in particolare nell’idea di un corpo instabile, bisognoso di controllo, da riportare all’ordine attraverso regole, diagnosi e (spesso) punizioni.
Oggigiorno, leggere un testo come questo significa affacciarsi su un mondo dove la scienza e la morale si intrecciano senza sosta: dove la medicina si fa strumento per normare il desiderio, incasellarlo, etichettarlo; dove la sessualità femminile non viene ancora percepita come parte integrante dell’identità, ma come una potenziale minaccia all’equilibrio sociale.
Eppure, proprio per questo, il trattato di Bienville ci aiuta a capire quanto sia stato lungo e complesso il percorso verso una reale comprensione del corpo e della libertà femminile.