Apribocca di Whitehead

Scritto nel 1962 da Samuel Glasstone

La somiglianza c’è… ma non si tratta affatto d’un paio di occhiali steam-punk.

Parliamo di uno strumento nato per tenere la bocca aperta quando la chirurgia orale e le tonsillectomie richiedevano spazio e precisione: l’apri-bocca di Whitehead.

Ideato nel 1877 dall’omonimo chirurgo inglese Walter Whitehead, il dispositivo consiste in due telai metallici incernierati con e punte sagomate da inserire fra gli incisivi; una volta separate le mascelle, l’angolo di apertura viene regolato mediante una “cricchettatura” presente su ciascun lato dell’oggetto.

Per l’epoca fu una soluzione brillante: molti modelli includevano anche una piccola piastra per deprimere la lingua e proteggere le mucose. Nel XX secolo il Whitehead divenne un classico dell’arsenale chirurgico; più tardi, alcune derivazioni – come il gag di Jennings – semplificarono il meccanismo ma mantennero lo stesso principio.

Oggi il Whitehead sopravvive in versioni moderne in acciaio inox, utilizzato solo in alcuni, rari interventi selezionati. L’uso improprio può infatti danneggiare i denti, provocare lesioni ai tessuti molli o aggravare il riflesso mandibolare; è per questo uno strumento da mani esperte. Nel museo, l’apribocca racconta una svolta pratica nella chirurgia del tardo XIX Secolo: un oggetto severo, estremamente pratico, che testimonia come la soluzione meccanica a un problema clinico abbia spesso anticipato, passo dopo passo, i dispositivi più delicati e tecnologici che usiamo oggi.

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